Oggetti modesti - Centro Studi Internazionali Pierre Julien - Iconografia e Venerazione dei santi Cosma e Damiano-Centro Studi Internazionale Pierre Julien

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Oggetti modesti

portatore
di Francoise Julien-Casanova [103]

er dieci anni, alla fine di settembre, ho accompagnato mio padre nel suo giro alla scoperta dei culti per i santi medici Cosma e Damiano. Gli facevo da interprete e l’aiutavo nelle sue ricerche. Alberobello era uno dei luoghi di visita e di studio essenziale; questo avvenne di conseguenza in seguito al nostro primo viaggio insieme in Italia per le feste dei Santi anàrgiri. Fummo meravigliosamente accolti dalla città e da Angelo Martellotta con cui mio padre entrò subito in corrispondenza ininterrotta e amichevole, durata vent’anni fino alla sua scomparsa.
Partecipavamo alle feste con entusiasmo e con piacere che oggi sono difficili da descrivere. Mio padre fu tra i portatori durante una processione, nella squadra dei “giganti”, così detti per la loro altezza. Quell’esperienza non mancò di lasciare in lui una forte impressione e gli procurò un’emozione con effetti duraturi. In realtà, allora di quel viaggio, egli formulò una richiesta, che fu accettata solo attraverso la benevolenza di interlocutori estremamente comprensivi: egli chiese l’autorizzazione eccezionale di portare a Parigi il suo mantello. Alcuni mesi dopo, come un manifesto, egli lo indossò durante una conferenza all’Istituto del Mondo Arabo (IMA); egli ripeté spesso questo gesto 
in appresso, non esitando, con un certo orgoglio, a illustrare il suo discorso con fotografie nella veste di cavaliere durante la processione. Questo significativo aneddoto è raccontato per mostrare meglio quella che si chiama la “cultura materiale”, che designa l’insieme degli oggetti creati dall’uomo, tutti gli oggetti materiali considerati dal punto di vista sociale e culturale. È il caso del mantello del portatore, mantello da cerimonia, che resta un abito eccezionale, oltre a permettere di ostentare l’appartenenza alla “Congregazione” dei santi Cosma e Damiano patroni di Alberobello e ad un gruppo particolare di devoti, è segno così di una funzione particolare che autorizza ad approssimarsi umilmente alle statue portate in processione: una vicinanza, un privilegio, un impegno personale. Infine, sottolinea quanto il ruolo di portatore sia un’azione individuale e sociale a sua volta. Senza il mantello, che dona unità alla squadra e ai partecipanti, la processione perderebbe ampiamente quell’identità che afferma così fortemente e diminuirebbe la dimensione festiva e celebrativa.

Così ci sono numerosi oggetti comuni con i quali noi intratteniamo rapporti quotidiani e che in realtà assumono importanza pubblica, perfino considerevole nella nostra vita, un’importanza ben piú consistente che non l’immagine sovente, poiché noi siamo legati a quegli oggetti che sono parte del nostro mondo fisico e spirituale.

Io e mio padre abbiamo, dunque, celermente compreso che gli oggetti di tante specie, che rappresentano i santi Cosma e Damiano e che dovunque si riproducono le immagini piú note, le piú significative, aiutano a comprendere meglio i culti passati e contemporanei consacrati ai Santi Medici e gli uomini e le donne che li utilizzano, poiché quegli stessi oggetti sono l’espressione stessa della fede di coloro cui appartengono.

Immagini, acquasantiere, posacenere, candele, ceri, tazze, bicchieri, bottiglie, piatti, forchette e cucchiai, oggetti decorativi, cravatte, magliette, piccoli panni, clip, fermagli, spille, spilloni, gingilli, borse di tessuto, sacchetti di carta, portachiavi, mattonelle di ceramica, pani, ampolle, ventagli, matite, penne, lunga è la lista di questi oggetti modesti, alle volte quasi insignificanti a prima vista, che si sono ammucchiati nel corso degli anni negli armadi e nelle vetrine dello studio di mio padre e nella sua casa di via Gay-Lussac a Parigi nel Quartiere latino. Mia madre riteneva che egli ne possedeva troppi, straripavano; di tanto in tanto, mio padre li esponeva nel corridoio e nella sala da pranzo, infine dappertutto dove egli li avrebbe potuto contemplare amorevolmente come le sue ultime scoperte. Ed era sempre un piacere constatare l’incredibile inventiva dell’uomo, la varietà di ciò che si fabbricava nel mondo a riguardo dei santi Cosma e Damiano e così è possibile riscontrare il perpetuarsi del culto con cui questi umili oggetti lo testimoniavano e lo testimoniano. 

Eppure, all’inizio, mio padre non era gran che soddisfatto della raccolta dei suoi oggetti cultuali ordinari che io incitavo ad acquistare per completare le sue collezioni di incisioni, di pitture, di icone, di riproduzioni e di sculture. Questi “scorsi” sono comunemente considerati dagli storici come appartenenti a una categoria “alta”, dotta o nobile, cioè opere d’arte, dicono. Essi illustrano le imprese, all’occorrenza i miracoli e il martirio dei Santi anàrgiri, gli episodi della loro vita e sono realizzati dagli artisti conosciuti e da altri poco noti. Mentre gli oltre “mille oggetti modesti” della collezione di Pierre Julien non hanno obiettivi artistici, essi si accontentano di accompagnare il credente nel suo quotidiano, ogni giorno; il piccolo oggetto abbellirà la parte superiore della credenza dove sono sistemate le stoviglie, il sacchetto di carta conterrà il pane, il fermaglio sarà agganciato alla vettura, la penna servirà per scrivere la lista delle cose d’acquistare,…

Quanto appassionanti di questi oggetti, al di là del loro aspetto visivo, sono in verità i loro usi!
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